
1) L'origine di tutte le cose e l'unit dei contrari.
    Quella che segue  una breve selezione dal Rig Veda (RGV),
nella quale, accanto a elementi comuni al pensiero greco delle
origini, compaiono elementi di notevole differenza fra le due
culture: in particolare la necessit, essenziale per il pensiero
indiano, di purificare la mente facendo ricorso al cuore piuttosto
che all'esercizio della razionalit.
 (vedi manuale pagina 262).
a) Invocazione ad Agni.

Agni, il fuoco (la radice  la stessa del latino ignis),  il pi
potente degli di. L'immagine del fuoco che porta la luce della
Verit  stata ripresa nel mondo greco da Eraclito

RGV, I, 77.

1. In qual modo renderemo omaggio ad Agni? Quale canto bene
accetto agli di sar pronunciato per quel rifulgente? Che,
immortale tra i mortali, portatore di verit, invocatore
sommamente degno, fa gli di [manifesti].
2. Tra oblazioni beneficentissime, lui, il portatore della verit,
l'invocatore, rendete manifesto con il vostro messaggio! Quando
Agni trova gli di per il mortale, allora risveglia e invia
offerta attraverso la mente.
3. Lui infatti  il potere creativo, il corteggiatore, il santo;
lui, come l'Amico,  divenuto il veicolo del trascendente. Lui, il
primo, il miracoloso, i pii, che cercano gli di, invocano nelle
loro offerte.
4. Possa Agni, il pi virile tra gli uomini, divoratore dei
nemici, guardare i nostri canti, le nostre visioni, con favore.
Cos possano i munifici, i potenti, promotori del coraggio,
riconoscere il nostro pensiero.
5. Perci Agni, il portatore della verit, il conoscitore delle
nascite,  stato glorificato dai veggenti Gotama. Che egli
promuova tra essi splendore e vigore, giacch lui, il savio, viene
nell'abbondanza e nella contentezza

b) L'eterno divenire e l'unit dei contrari.

In questa invocazione ad Agni  sottolineata l'unit dei contrari
(il giorno e la notte) nell'eterna trasformazione del Tutto. A
differenza della filosofia occidentale (compresa quella di
Eraclito), per la quale la mente (lgos)  in grado di guidare
alla Verit, nella filosofia indiana la mente pu essere impura e
contaminata; quindi essa deve essere educata perch possa giungere
alla luce della conoscenza che alberga nel cuore (vedi paragrafi 5-
6)

RGV, V, 9.

1. [Una met del] giorno  buia [l'altra met del] giorno  chiara
e di propria iniziativa ruotano entrambe le sfere. Agni, colui che
appartiene a tutti gli uomini, manifestandosi come il sovrano, con
la sua luce dissipa le tenebre.
2. Io non conosco n la trama n l'ordito, n quel che essi
intessono quando incalzano nella battaglia. Quale figlio pu qui,
senza suo padre dietro di lui, pronunciare quel che va
pronunciato?.
3. Costui invero conosce la trama e l'ordito, costui a tempo
debito pronuncia quel che dev'essere pronunciato. Chi vede lui, il
pastore dell'immortalit avanzante verso questo posto, comprende
pi d'ogni altro!.
4. Egli  il sommo sacerdote, il primordiale! Scorgete quella luce
immortale tra i mortali! Egli definitivamente nacque come
immortale eternamente trasformantesi.
5. Egli stabil in alto la luce che non vacilla [affinch noi
potessimo] vedere. La mente  la pi veloce tra le creature
volanti. Tutti gli di, unanimi e con una medesima intenzione,
procedono infallibilmente verso l'intelligente consapevolezza.
6. I miei orecchi, i miei occhi, s'affrettano dietro questa luce
che alberga qui nel mio cuore. La mia mente vaga con pensieri
lontani. Che cosa pronunzier? Che cosa penser?.
7. Tutti gli di in preda a riverente timore di te, o Agni, ti
resero omaggio quando stavi nelle tenebre. O tu che appartieni a
tutti gli uomini! Favoriscici con il tuo aiuto, o immortale,
favoriscici con il tuo aiuto!.

c) L'Uno e l'origine di tutte le cose.

L'unit dell'origine (arch) non esclude, ma anzi esalta, la
molteplicit dell'Essere

RGV, X, 129.

1. Allora non c'era l'Immanifesto, n il Manifesto; non c'erano le
profondit spaziali n il cielo al di sopra. Che cosa circondava?
dove? nutrito da chi? Che cosa era l'oceano, profondo,
inscandagliabile?.
2. Allora non c'era la morte, n l'immortalit. Non esisteva il
confine della notte e del giorno. Imperturbato, mosso da s,
pulsava l'Uno solo. Oltre di lui non c'era nient'altro.
3. Oscurit vi era; in principio avvolto di oscurit questo tutto
era una profondit indifferenziata. Serrato dal vuoto, quello che
il potere della fiamma accese emerse all'esistenza.
4. Il desiderio, primordiale seme della mente, in principio sorse
in Quello. I veggenti, cercando nella sapienza del loro cuore,
scoprirono l'affinit del creato con l'increato.
5. I raggi della loro visione si distesero lontano. Vi fu un
sotto, vi fu un sopra. Vi erano invero fecondatori, vi erano
invero potenze. Sotto l'energia, sopra la volont.
6. Chi sa la verit, chi pu qui dire donde  originata, donde
questa proiezione? Gli di apparvero dopo nella creazione di
questo mondo. Chi sa quindi come tutto ci ebbe origine?.
7. Donde origin questa creazione, se l'ha causata o se no, Colui
che nel supremo empireo la sorveglia, Egli soltanto lo sa, oppure,
perfino Lui non lo sa!.

d) Il veggente punto di unione fra il Creatore e il creato.

Con la preghiera il veggente si colloca nel punto in cui il Lgos
creatore (Vishvakarman) procede alla manifestazione di S
nell'universo sensibile. I rishi sono gli antichi saggi-veggenti
dell'India

RGV, X, 81.

1. Quel veggente [rishi], che, sacrificando tutti questi esseri,
si assise (quale) il padre nostro [hotar], cercando con la
preghiera un possesso,  entrato negli (esseri) inferiori [nel
tempo e nello spazio], coprendo il principio (delle cose).
2. Che fu il luogo su cui stette; che fu e come fu il punto a cui
s'appigli, donde Vishvakarman onniveggente, producendo la terra,
discopr con la sua potenza il cielo?.
3. Egli, che da ogni parte ha gli occhi, da ogni parte la bocca,
da ogni parte le braccia e da ogni parte prima piedi, con le
braccia insieme, con le ali [ventole] insieme li soffia [salda],
quando cielo e terra produce, il dio unico.
4. Che fu il legno, che fu l'albero, donde fabbricarono il cielo e
la terra? O intelligenti, cercate con il vostro intelletto (che
era) ci, su cui egli stette, quando sostenne gli esseri.
5. Quelle che sono le tue forme supreme, infime e queste mediane,
o Vishvakarman: (con queste) aiuta gli amici durante l'offerta, o
signor di te stesso; tu in persona sacrifica (a te stesso)
corroborando te stesso.
6. O Vishvakarman, tu che ti corrobori con l'offerta, sacrifica tu
in persona al Cielo e alla Terra. Si confondano gli uomini
all'intorno; qui sia a noi un liberale patrono.
7. Il signore della parola, Vishvakarman, veloce come il pensiero,
vogliamo chiamare in aiuto oggi, nella gara. Gradisca tutti i
nostri inviti egli, a tutti benefico, la cui opera  buona, per
aiutarci

(J. Miller, I Veda, Armando, Roma, 1976, pagine 202, 206-207, 208,
210-211).

